«Al venerabile superiore Genadij, priore di Santa Sofia (Hagia Sophia) Sapienza di Dio, la gloriosissima e grande cattedrale e chiesa apostolica, santissimo arcivescovo della Grande Novgorod, vescovo di Pskov, il servo della tua santità Mitja Malyj a te si prosterna. Dalle tue santissime benedizioni e preghiere accompagnato io raggiunsi in salute la grande città di Roma e secondo il tuo santo incarico, negli annali di Roma rinvenni, a fatica, memoria della tiara bianca, ché, l’onta paventando, i Romani la celano grandemente. Ed ecco, a te narrerò come di ciò trovai scrittura.»
La Breve annotazione dall’istoria di Roma sulle molto meravigliose ingiunzioni imperiali e sul grado di santità. Frammenti dalla Vita di Costantino, pio imperatore romano, sulla creazione della sacra tiara bianca. D’onde e in che modo, a differenza degli altri metropoliti, gli arcivescovi della grande Novgorod principiarono a portarla sul proprio capo. Di tutto ciò qui fedele narrazione segue, comunemente nota come Storia della tiara bianca, traendo spunto dal copricapo di candido splendore indossato unicamente dai vescovi di «Sua maestà la Grande Novgorod» esalta il primato spirituale di questa antica pacifica e opulenta città del Nord nel tentativo di salvarla dalle mire della grifagna e militarmente potente Mosca.
La Donatio Constantini subisce un intenso ‘ripensamento‘ russo e l’insolito copricapo si identifica col dono costantiniano a papa Silvestro I, custodito nel tesoro della basilica Lateranense fino al 22 novembre del 1485, data in cui, per mani ignote, s’era involato senza lasciare traccia. L’estensore, forse a conoscenza della sua sparizione, ne ricostruisce l’avventuroso peregrinare fino al raggiungimento della città di Novgorod, sua sede definitiva, che segna il felice compimento della trasmissione, voluta dall’alto, dei poteri e della dignità papali da Roma a Costantinopoli e da questa a Novgorod.