Viaggio al concilio di Firenze (ossia Choždenie na florentinskij sobor). Questo il titolo originale del diario stilato da un religioso russo, rimasto, a garanzia della propria incolumità, rigorosamente anonimo e uscito nel 1996 in versione italiana per i tipi di Sellerio Editore col titolo Da Mosca a Firenze nel Quattrocento.
Fra i tanti diari di viaggio della Rus’ medievale, il Viaggio al Concilio di Firenze è il primo a testimoniare l’esperienza di un russo che attraverso Lubecca, il Nord della Germania, l’Austria e le Alpi, scende in Italia ove visita Ferrara, soggiorna lungamente in Firenze, approda fugacemente a Roma (brevissima, ma preziosa la sua Annotazione su Roma) e, sulla via del ritorno, si trattiene in quel di Venezia prima di intraprendere il viaggio di rientro seguendo un nuovo itinerario. L’estensore fruì di questo magico peregrinare (l’Occidente era rigorosamente precluso ai Russi! e i trasgressori erano passibili di pena di morte!) al seguito del vescovo di Suzdal’, Avramij, componente ufficiale, a sua volta, della delegazione russa al Concilio di Ferrara-Firenze del 1438 guidata dal metropolita di Mosca, Isidoro.
Le pagine, molto dense, abbracciano il periodo dall’8 settembre 1437 (giorno della partenza da Mosca) fino al 29 settembre 1440 (che segnò il rientro a Suzdal’). Rivestono un interesse cospicuo per la qualità del loro estensore: persona colta, sensibile, dall’elegante espressività ricercata e fluente, sentitamente partecipe del miracolo che la sorte gli aveva riservato con quel viaggio! E soprattutto per essere stato egli il primo a veicolare nella quattrocentesca Rus’ moscovita informazioni dirette sull’Europa Occidentale.
L’ammirato stupore che lo pervade e domina, da subito rilevante, lievita di luogo in luogo. Meraviglia a meraviglia s’aggiunge, il sentire tutto intriso di stupefazione lievita in imperante crescita senza posa. La mente stenta a concepire quanto gli occhi avidi contemplano, la lingua impotente s’arresta incapace di un’adeguata resa verbale. Ogni nuova sosta, ogni visita successiva rivela novelli incanti e prodezze dell’ingegno creativo. Grandiosità, imponenza e fasto giganteggiano superando l’appena ammirato.
«I sovrani [russi] – scrisse un secolo e mezzo più tardi Giles Flethcher, agente diplomatico di Elisabetta I d’Inghielterra e ottimo conoscitore della Moscovia – si adoperano con zelo a tenere lontana dai loro sudditi ogni caratteristica straniera capace di alterare i costumi nazionali.» Consapevole di questa realtà l’estensore del diario, in ossequio alle regole, si impose una rigidissima autocensura, talchè i suoi preziosi bozzetti urbani risultano desolatamente disabitati, deserti, da day after. Rendere davvero partecipi di quell’inebriante esperienza i suoi contemporanei, tramandarne la memoria ai posteri e non perdere la propria vita, imponeva l’astensione da ogni riferimento a presenze umane delle quali nella Rus’ si temeva il pericoloso contagio. La maestosa bellezza, il delicato fascino delle città ‘fantasma’, nella loro impossibilità di alterare i “costumi nazionali”, risultavano quasi inocui.
Una preziosa testimonianza insolita, a tratti di commovente intensità e assai variegata, oltre che scrupolosissima nelle annotazioni, che diletta intanto che ragguaglia sui luoghi visitati, riservando alla coeva Firenze, “città gloriosa, straordinariamente grande, di uguali non incontrammo” pagine davvero superbe e commoventi.
Un’attenta lettura disvela più di quanto non si possa immaginare sulla indicibile malia che la Firenze della metà del ’400 esrcitava sui visitatori. Con non minore efficacia ci parla della Rus’ dell’epoca.
Come spesso accade con le dotte testimonianze del Medioevo russo, la lettura risulta proficua e agevola oltre ogni aspettativa la corretta decifrazione della Russia moderna!
A smentita di millantate primazie sulla traduzione italiana del Viaggio al concilio di Firenze e sull’edizione del Decreto d’unione del Concilio di Ferrara-Firenze si ricorda ancora una volta che:
- nel 1971, in occasione della Settimana fiorentina in Kiev, Angiolo Danti approntava l’edizione anastatica del documento attestante la versione trilingue – latino, greco e russo antico (di quest’ultima anche il particolare da solo) del predetto Decreto, corredata della trascrizione dei testi greco e russo antico editi in sinossi e preceduti da una dotta Prefazione filologica: cfr. Drevne-russkij tekst gramoty florentinskogo sobora 1439. Predislovie i podgotovka teksta Andžolo Danti, Florencija 1971 g. [Testo russo-antico del decreto del Concilio fiorentino del 1439. Prefazione e cura dei testi Angiolo Danti, Firenze 1971, pp. 1-23, con 2 ill. f.t.]
- nel 1996, invece, per il cimento di chi scrive, vedeva la luce la prima traduzione in lingua italiana del Viaggio al Concilio di Firenze [v. supra].