“Operai dell’ultima ora” solevano definirsi gli Slavi di fede ortodossa per la loro tardiva conversione. La predicazione del Vangelo li aveva raggiunti soltanto fra gli ultimi lustri del secolo IX (il Primo impero di Bulgaria) e la vigilia del Mille (la Rus’ kieviana). La loro cristianizzazione segnava anche il loro ingresso nella grande storia europea. Fra i tanti, repentini quanto radicali, cambiamenti, che la conversione alla fede cristiana apportava alla loro esistenza, svetta la scoperta delle litterae, che a breve avrebbe favorito la nascita di due ragguardevoli tradizioni scrittorie, rispettivamente a Occidente e a Oriente del Ponto. In capo a qualche lustro sbocciavano letteralmente dal nulla in Preslav e Ocrida le due scuole scrittorie del Primo impero di Bulgaria tra fine IX e inizio X secolo. La Rus’ kieviana, invece, immersa nel fonte battesimale per volere del principe Vladimir Svjatoslavič nel 988, cominciò ad affermare il proprio anelito a una tradizione scrittoria autoctona subito dopo l’insediamento del primo metropolita russo, greco però di natali, in quel di Kiev nel 1037. La grande fierezza etnica e il radicato amore per l’indipendenza, elevati a bene supremo della propria dignità, stimolarono la genesi di una produzione scrittoria atta a garantire la trasmissione della propria memoria storica. Kiev, come già Preslav e Ocrida, seppe dare prove encomiabili di grande autonomia e soprattutto di ragguardevoli capacità di fruire con disinvoltura delle variegate conquiste di una tradizione, quale era quella del cristianesimo orientale, di poderosa ricchezza tematica e complessità di percorsi individuali. Questo volume racconta tali accadimenti documenti dal primo catechismo paleobulgaro/paleoslavo (il Prologo alla Vita Methodii di Clemente d’Ocrida) e dalla Biblia pauperum russa. Rivestono particolare interesse le molteplici corrispondenze tematiche fra le medievali pagine russe e la mirabile Bibbia musiva che adorna le pareti del Duomo di Monreale.